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La cinquecentesca chiesetta di Teregua si caratterizza per un’architettura particolarmente semplice: la facciata a capanna è ornata da un oculo e, sopra il portale d'ingresso, da una lunetta affrescata con una rappresentazione della Trinità. Questa essenzialità rimanda a un’epoca di fondazione molto antica. Smentita l’indicazione lasciata da Pietro Antonio Sertorio, parroco della vallata, di una sua possibile costruzione nel V secolo, la collocazione temporale più credibile rimanda al XIV secolo: la cerimonia di consacrazione fu officiata dallo stesso prelato che benedisse nel 1356 la prima pietra dell'erigenda chiesa di S. Maria a Cepina.
L'edificio venne ricostruito e affrescato dopo il 1521. Una delibera di consiglio del 27 luglio di quell’anno decretò l’elargizione di una somma di cereali e di una di vino “pro danda deputatis super ecclesiam Sanctae Trinitatis fiendam in contrata de Teregua”. Qualche decennio più tardi venne commissionata la sua decorazione al bresciano Vincenzo De Barberis. Purtroppo il prezioso ciclo d'affreschi del presbiterio e dell'abside, che realizzò nel 1546, fu malamente ritoccato nel secolo scorso. Vi sono rappresentati la Trinità, la Madonna in trono con il Bambino, l’Annunciazione, numerosi personaggi della storia sacra e l’imago pietatis. Quest’ultima ripropone il dogma cristiano di un Dio che, avendo assunto la natura umana, accetta anche la morte. Attribuiti al De Barberis, artista di scuola milanese particolarmente attivo in Valtellina dal 1521 al 1551, sono anche il ciclo dell’Eneide e le Storie dell’Orlando Furioso nel Palazzo Besta di Teglio e gli affreschi nelle vicine chiese di S. Pietro e S. Lucia in Valdisotto.
L’intitolazione della chiesa è verosimilmente da relazionare al dibattito teologico promosso dai riformati seguaci di Zwingli che misero in discussione il dogma della Trinità. Il riferimento a questo principio fondamentale del credo cattolico ritorna insistentemente nella decorazione della chiesa. Incentrato sulla visione della Trinità è il cinquecentesco polittico intagliato posto sopra l’altare; il soffitto mostra un’effigie dello Spirito Santo su un cielo azzurro con stelle dorate contornato da una serie di cornici affrescate con forme geometriche. Il motivo a stella a otto punte che decora il pavimento è simbolo anch’esso di Maria e della Chiesa su cui è avvenuta l’effusione dello Spirito Santo.
Nel 1869 la chiesa sopravvisse a un incendio divampato nelle case vicine: bruciarono il tetto di scandole e in parte la carpenteria.
Negli anni della Grande Guerra, quando la linea del fronte correva sulle creste sopra l'abitato di Teregua, la chiesa divenne ricovero per le truppe. Si cercò allora di proteggere le pitture, chiudendo il coro con un tendone per limitare i guasti del fumo delle stufe accese durante i bivacchi invernali.
Dopo Vittorio Veneto, probabilmente utilizzando i fondi per i danni di guerra, gli affreschi vennero sottoposti a una ridipintura che ne alterò purtroppo i colori originari. Sul finire degli anni Settanta, allo scopo di bloccare le infiltrazioni d'acqua dal tetto, si sostituirono le lamiere adottate nel periodo del 1915-1918 con una copertura in beole.
L'impegno della comunità locale riunita nell'Associazione Teregua a salvaguardia di questa chiesetta alpina fortemente compromessa dal degrado è stato tale da richiamare nel 2004 l'attenzione del FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano. |